
Arte
L’ESSENZIALE
L’ESSENZIALE nasce dopo un tempo di distacco, in un momento in cui ciò che è esteriore aveva già perduto parte del proprio peso e lo sguardo iniziava a ricomporsi secondo un nuovo ordine. Nel venir meno del troppo non si rivelò alcun vuoto. Emerse, al contrario, una pienezza che non necessitava di alcuna aggiunta. Era già presente da tempo, ma quasi impercettibile sotto la persistente presenza del di più. Da questa esperienza l’opera si sviluppò intuitivamente. Una superficie in gran parte intatta circonda una piccola e concentrata formazione di perle. La sua presenza non nasce dalla grandezza o dalla quantità, bensì dalla concentrazione. Il singolo acquista peso proprio perché nulla entra in competizione con esso. Lo spazio libero non va dunque inteso come assenza. È la condizione stessa della percezione. Permette all’essenziale di emergere senza metterlo in scena. L’ESSENZIALE non parla né di ascesi né di rinuncia. L’opera descrive piuttosto un mutamento dello sguardo: dall’idea che la pienezza nasca dall’aggiungere, alla consapevolezza che essa possa essere già presente. Ciò che prima rimaneva nascosto sotto l’eccesso riceve spazio. E con questo spazio nasce la chiarezza. La pienezza non doveva essere creata.